Perchè praticare il karate
I motivi possono essere vari e soggettivi
1) Per una pratica psico-fisica
2) Per difesa personale
3) Per apprendere un’antica “ Arte Marziale “
4) Per vivere in maniera associativa una pratica “ Marziale “ e uno Sport
5) Per interiorizzare e socializzare i valori di questa disciplina
6) Ecc…Ecc…Ecc…
I metodi di studio ed allenamento del Karate:
La pratica del Karate inizia con una adeguata preparazione fisica ( Riscaldamento ), che permette all’apparato cardio-vascolare e muscolo-scheletrico di essere nelle migliori condizioni per affrontare l’allenamento. Il ” Tai-So ” del Karate si compone di esercizi di riscaldamento e di allungamento muscolare, ma anche di allenamento delle capacità condizionali ( Equilibrio, destrezza, percezione, ecc.. ecc…ecc…). Con l’approfondimento della pratica del Karate anche una particolare predisposizione mentale è utile per migliorare le proprie capacità di apprendimento ed espressive.
La tradizione del Karate ha elaborato tre metodi sostanziali per lo studio e la pratica del Karate:
“ Kihon “ Allenamento e studio delle Tecniche singole o in combinazione.
“ Kata “ Consiste in una serie di movimenti prestabiliti contro più avversari immaginabili.
“ Kumite “ Allenamento e studio del combattimento ( Nel Kumite è essenziale il rispetto dell’avversario come principio etico, che si esplicita materialmente nel “ Controllo del colpo “.
La pratica del Karate oltre allo sviluppo e mantenimento fisico aiuta a superare i propri limiti fisici e mentali, accresce la concentrazione interiore, la calma e porta all’equilibrio tra corpo e mente.
E’ certamente interessante praticare il Karate come uno sport, ma lo sarà forse di più se cercheremo di andare più in profondità, di ricercare un’efficacia ancora più grande, che ci permetta in questa ricerca di conoscerci e di lottare contro i nostri difetti, e il nostro avversario che è dentro di noi, di comprendere gli altri e di amarli, di raggiungere un’ unità interiore e di proiettarla verso l’universo esteriore. L’apprendimento e la pratica del Karate si sviluppano fondamentalmente attraverso tre metodiche.
“ Il Kihon “ “ Il Kata “ “ Il Kumite “
Per raggiungere una certa efficacia nel Karate ed un buon sviluppo dei riflessi con un allenamento normale, occorre praticare il Karate per un periodo minimo di circa tre anni. Tutti i movimenti del Karate sono stati scientificamente studiati per raggiungere la loro massima efficacia, attraverso lo studio delle possibilità meccaniche e fisiologiche degli arti superiori e inferiori. Di conseguenza pur essendo i movimenti di parata, di attacco, di spostamenti facilmente comprensibili ed attuabili, occorre precisare che solo un costante e continuo allenamento possono portare allo sviluppo di questi riflessi per i quali una parata possa bloccare l’attacco più veloce e l’attacco ad essere tanto rapido da essere, secondo un principio delle arti marziali. Più veloce della percezione dell’occhio. Il progresso nell’allenamento si sviluppa in tre fasi principali già citate sopra. Però possiamo dire che nel 1901 Itosu e Yabu riuscirono a far adottare il Karate nelle scuole, come insegnamento di educazione fisica.
“ Tai-Sho “ In Italiano significa ginnastica.
Furono creati i Pinan, Kata composti da movimenti semplici, il Kata Naifanchi fu scomposto in tre parti, furono fatti cambiamenti nelle posizioni e nelle tecniche, venne considerevolmente attenuato l’aspetto combattivo per venire incontro alle esigenze della didattica nelle scuole. Furono anche introdotti quegli aspetti formali dell’allenamento cui siamo abituati oggi, come il fatto di eseguire gli stessi movimenti in gruppo. Il maestro Itosu era un creatore, che ha saputo adattare il Karate ai cambiamenti dell’epoca. A questo punto una riflessione personale. Già a quei tempi c’era qualcuno che riteneva che non ci potessero essere cambiamenti nel Karate e per contro c’era qualcuno che arricchiva, studiava, proponeva, modificava. Gia allora la ricerca attenuava lo spirito combattivo, la rigidità dell’allenamento e si preoccupava di integrarsi nel sistema educativo scolastico. Gia allora le diatribe tra i cultori della tradizione e gli innovatori. Qual è il vero Karate? Cosa difendono oggi i “ tradizionalisti ”? Il Karate tradizionale di Matsumura? Quello di Itosu? Quello di chi? Il Karate ha subito tante di quelle modifiche, che nessuno conosce il Karate tradizionale, quindi parlarne non ha senso. Semplicemente ognuno pratica il Karate insegnatogli da un maestro, che segue uno stile, una scuola, un’organizzazione e che troverà sempre qualcuno che dirà che quello non è il vero Karate tradizionale. Il Karate si è evoluto e guarda caso, anche il principale artefice del moderno Karate Italiano, il prof. Pier Luigi Aschieri, si è preoccupato di avere l’approvazione del sistema educativo scolastico Italiano ( Vedi la convenzione con il Ministero della Pubblica Istruzione ). Che tradizionalista! Ha fatto proprio il concetto di Karate educativo di Itosu risalente a 117 / 120 anni fa! Ma noi per questo gli siamo grati.
Difesa Personale
I fatti di cronaca che ogni giorno vengono portati alla nostra conoscenza attraverso i media sono sempre meno incoraggianti, in quanto denunciano un evidente malessere della società moderna. Da ciò scaturisce, per ogni cittadino dotato di particolare sensibilità, una inconscia spinta verso la riscoperta delle proprie potenzialità istintive unite all’esigenza di aumentare il livello di consapevolezza del proprio potenziale difensivo. Attraverso lo sviluppo delle arti marziali, con queste tecniche nel corso degli anni si possono prevenire situazioni rischiose o contrastare aggressioni non previste almeno per limitare i danni nel caso si fosse costretti ad agire per vincere una violenza contro se stessi, contro i propri cari oppure contro terze persone. Ogni cittadino si può trovare in qualsiasi momento a dover affrontare situazioni pericolose e con alto rischio per la propria incolumità fisica. Queste situazioni possono essere affrontate e risolte con una buona preparazione di autodifesa, bisogna tenere conto che per difendersi da un’aggressione, contrapponendo la propria forza fisica unitamente alle tecniche di autodifesa studiate in palestra, è regolamentato dal rispetto del disposto dell’articolo 52 c.p. ” Difesa legittima “. ” Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa “. Il limite tra l’aver commesso un reato o meno implica l’esistenza di un’aggressione ingiusta e di una reazione legittima, a sua volta vincolata alla necessità di reagire con un ” difesa proporsionata all’offesa “e sempre che chi si difende non abbia provocato egli stesso l’aggressione mediante istigazione con gesti o parole. La necessità di difendersi che si concreta quando il soggetto è nella alternativa tra reagire o subire, quindi, non può sottrarsi al pericolo senza offendere l’aggressore, la necessità non esiste quando il soggetto ha una ulteriore alternativa potendo evitare l’offesa anche attraverso la fuga o comunque ponendo altre soluzioni. Il pericolo deve essere attuale altrimenti la reazione dell’aggredito non può essere giustificata avendo avendo questi la possibilità di rivolgersi agli organi di polizzia aciò preposti. Di conseguenza varca i limiti della necessità innanzitutto chi arreca un’offesa non indispenzabile alla difesa, anche se proporzionata, incorrendo nel reato di ” giustizia privata “, significa la possibilità del soggetto di difendersi con una offesa meno grave di quella arrecata. Esempio un esperto di arti marziali uccide chi minaccia di ucciderlo, ben potendo immobilizzarlo o ferirlo soltanto. Viceversa si può verificare che l’aggredito che poteva evitare la collutazione, accetta il confronto e si difende arrecando un’offesa necessaria ma che poteva essere evitata.
La proporzione tra difesa ed offesa, requisito questo che riguarda più direttamente i cultori della nostra disciplina ” Karate “, si ha quando il male inflitto all’aggressore è inferiore, uguale o tollerabilmente superiore al male da lui minacciato. Non basta che il soggetto si trovi nella necessità di difendersi e nella impossibilità di farlo se non con l’offesa arrecata ma occorre che questa non sia sproporzionata al male che si vuole evitare. ” Il Karate riveste un ruolo di fondamentale importanza nel controllo dell’aggressività “. Quando ci troviamo di fronte a genitori o persone di ambo i sessi, in palestra per imparare a difendersi questi pensano, erroneamente, che tramite il Karate possono rivalersi fisicamente sui loro soprafattori ma non è questo lo scopo del Karate, una delle regole fondamentali cita: HITOTSU KEKKI NO YU O IMASHIMURU KOTO ” primo, astieniti dalla violenza ed acquisisci l’autocontrollo “. L’aggresività è parte del nostro patrimonio biologico e culturale, è propria di ognuno di noi, ha avuto e ha tuttora una sua importante funzione, spinta all’estremo senza controllo, essa diventa violenza. Violento è colui che facilmente o prontamente, senza riguardo o misura si vale della forza usandola a danno di qualcun altro, il Karate ci esorta ad usare la ragione ed il buon senso, invitandoci ad astenersi. ( Astenersi, usato come riflessivo, significa tenersi lontano da qualcosa ). Il Karate ci insegna non solo a prendere parte a queste forme di prevaricazione, di rispetto dell’altro, ma fare un passo in più: ad acquisire l’autocontrollo, acquisire si riferisce a qualcosa che diventa parte di se presuppone cioè apprendimento; autocontrollo invece si riferisce ad una qualità caratterologica contraddistinta essenzialmente dalla forza di volontà e dalla capacità di decisione, che permette all’individuo di controllare costantemente i propri affetti e le pulsioni siano esse positive o negative; essa fa leva sopratutto sulla ragione e mette in grado di influire sui modi comportamentali impulsivi e di repressione.
Come si svolge il Programma di Autodifesa
1) Parte introduttiva, dedicata alla conoscenza dei corsisti e à ciò che vogliono fare.
Spiegare loro il Motivo, la Situazione, L’azione, La Tecnica.
1. MOTIVO: perche mi aggrediscono?
a. mancanza di educazione, mia? loro?
b. interpretazione errata ?
c. adrenalina
d. tempi di reazione passiva, inizio a defendermi dopo
che è iniziata l’aggressione
e. reazione attiva, aggredisco io per primo ??????? adrenalina
2. SITUAZIONE:
a. Dove
b. Chi, uomo o donna
c. Come
d. Quando
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Comunque l’autodifesa e sempre un comportamento brutale dell’umanità,
chiarito ciò quando inizia l’azione è tutto negativo, civilmente non educativo,
ma a Noi ci viene chiesto di far fare la tecnica- - - - - - - - - -e magari nelle scuole?
ECCO CHE NELLE SCUOLE DOBBIAMO INSEGNARE A NON ARRIVARE MAI
ALL’AZIONE E POI ALLA TECNICA
3. AZIONE
4. TECNICA